Pare di stare in bilico tra due cuori, due fratelli gemelli.
Uno è a casa, in una casa: bella, con un camino, raccolta e accogliente, foderata di legno chiaro che dalla finestra ci si vedono le montagne con un bel po’ di neve sopra, fuori nel piccolo giardino ci sono animaletti selvatici, sopra ai fornelli sempre una pentola che sbuffa, se mi sforzo di immaginare bene e con precisione c’è anche qualcuno che suona un piano, forse sono io. 
L’altro cuore è per strada e cammina e svolta angoli di continuo, fa un po’ freddo ma su una piazza in lontananza l’orchestra suona una canzone che non è d’amore ma fa venire voglia di tenerla stretta tra le braccia e di posarle un bacino sulle guance, le persone sono sorridenti e in cielo c’è una stella sola che parla e nessuno che la capisce, ma io e lei la ascoltiamo e capiamo tutto, capiamo segreti del tempo e dello spazio che per la prima volta vengono svelati all'umanità, e gli altri sono completamente ignari addirittura del fatto che ci sia una stella e che questa parli (se mi sforzo, in realtà, sta suonando uno strumento bellissimo e cantando una ninnananna, le cui parole ora non le ricordo perfettamente, ma dicevano più o meno “Non devi piangere.... dolce amore.... oro... il fiume, l’argine, il mondo...” e altre cose belle e tristi che nessun altro ha mai udito se non io e lei, che è accanto a me e che tiene gli occhi all'insù e il naso sprofondato in una sciarpa di mille colori).

Questi due cuori sono spavaldi e valorosi e, come due cavalieri alla ricerca del Graal, sono anch'essi dei peccatori senza salvezza. Poiché un’antica storia narra che la madrina al momento del battesimo può influenzare la vita del battezzato, a questi due cuori, fratelli gemelli, in quel giorno fu assegnata un’orrenda maledizione: in caso anche solo uno dei due si macchi la veste della coscienza di peccati, all'età di 25 dovranno battersi e solo uno rimarrà vivo.

S’incontreranno un giorno non lontano, dovranno battersi e combattersi e non sanno, non sanno ancora che uno dei due dovrà piangersene, andarsene, raccontarsene di balle prima di spirarsene, e poi infine morirsene.

martedì 26 novembre 2013 Leave a comment

Pair of scissors and sparrow



Sono il mio cuore che non trema, e se trema non ha paura di farlo. Le sembianze sono ingannatrici, i lupi e gli sciacalli nel bosco dei ricordi non hanno per me pupille rosse nella notte, ma sono animali che ho addomesticato e con i quali faccio amicizia con la luce dei giorni. Se ho una parola che trema nel fondo della gola io la voglio urlare per vedere l’effetto che fa, e non cadere sotto i colpi duri dell’eco, non cadere dentro il pozzo delle cause. Sono caffeina che tiene sveglia, sono quello che decido di essere ora per ora, e colpirò dentro, nel centro del tuo cuore con tutta me stessa, non raffinata, non contenuta, non educata, non ammaestrata, non commentata da spiegazioni che vogliono solo ripiegare ed edulcorare. Voglio la verità, l’unica, quella che nasce d’impeto e non perdona.

Se ho paura di qualcosa è di quello che potrei fare o non fare, dire o non dire sotto l’effetto stupefacente del timore. Non ho paura di te, non ho paura di me, non di me e te messe assieme. Il totale non può che essere superiore alla somma delle parti. Quante volte non ho detto quello che avrei voluto, ho avuto paura dell’eco. Ora questo eco me lo voglio prendere in faccia come un’onda di un mare imbestialito, voglio la tua rabbia e la voglio dritta nel volto, dritta nello stomaco, voglio sentire fino in fondo alla lingua il gusto, tanto dello schifo quanto del miele. Voglio mangiare di quello che hai da mangiare, voglio bere dei liquidi che ti colano dagli occhi e quelli che ti scorrono nella bile, non voglio annacquare il vino con l’acqua, voglio che se il veleno c'è,  entri in circolo e faccia il suo effetto subito, lo voglio sentire scorrere dentro e voglio addormentarmici. Voglio le tue parole e i tuoi gesti, carezze e schiaffi, il tuo poco tatto lo voglio ricevere senza incarto di Natale, senza strenne, lo voglio puro. E voglio puro anche il tuo bene, anche il tuo amore, anche il tuo sesso.

Liberati dalla paura e liberami dall’amore  e dalla riverenza per il futuro. In una terra senza futuro vivrei come un semidio, farei camminare le montagne, devierei i corsi d’acqua, farei crescere meravigliose, stupefacenti vegetazioni equatoriali intorno al cemento, e con le radici lo spezzerei, lo farei tornare polvere. Ho dentro di me i poteri naturali di chi non ha coscienza dell’accaduto, di chi non ha cura per quel che potrebbe accadere. Ho l’energia dell’elettricità del fulmine, del terremoto, degli aerei supersonici, del cervello dell’essere umano, del cuore dei malati d’amore e dei disperati. Sono un semidio in una terra di possibilità, e le voglio tutte e subito. Non posso aspettare perché non conosco che l’istante.

E l’istante mi mostra cose grandiose, luccicanti nelle superfici diamantine e lisce, scoperte, quasi arroganti di evidenza, di ostentazione. Di bellezza.

Una donna con la pelle candida innanzi, gli smeraldi al posto degli occhi, i sentimenti spaiati e il corpo diviso tra coperte sicure e passioni da sogno, e io non vedo altro che coraggio e gioco d’azzardo.

sabato 30 marzo 2013 Leave a comment

Un amore inconcepibile: dubbi terminologici

C'è più di una motivazione per la quale un italiano/a non dovrebbe quasi con certezza potersi innamorare di un francofono, ma la maggior parte di queste ragioni vi verrà in mente senza che io abbia bisogno di evocarle.
Gli italiani sono una popolazione lenta, i nostri processi evolutivi ci impiegano a volte secoli mentre per gli altri qualche tempo appena. Se penso alla nascita della loro bella lingua schietta proprio perché franca, alla libertà che hanno saputo prendersi dal latino, alla dignità che hanno saputo dare ad una novità che si faceva ormai incontenibile, penso dall'altra parte che noi, un po' per fausse noblesse, un po' per nostalgia dell'usato sicuro, il latino ce lo siamo tirati in lungo e in largo. Per carità, nulla di male, diverse visioni della novità, gestioni della novità. Non tiriamo in ballo la presenza ingombrante del primo Santo Apostolo, perché il colonnato non era nemmeno ancora nei progetti di un Bernini bambino i cui genitori ancora dovevano incontrarsi, mentre il francese diventava lingua ufficiale dello Stato. Già, lo Stato. Nel 1532 Francesco I, detto Il padre delle lettere e delle arti, regnava già su un Regno di Francia. 
Non fa nulla, noi lentamente, attraverso la mano di Michelangelo, tra il '35 e il '41 di quello stesso secolo stavamo pitturando il Giudizio universale, mentre tutt'attorno si parlava un bellissimo caos di dialetti regionali. Non è colpa nostra se nell'842 i nipoti di Carlo Magno redigevano il primo documento in francese, periodo in cui da noi si formava uno dei più bei crocicchi dell'umanità, con bizantini, carolingi e arabi che si contendevano ciascuno il suo bellissimo fazzoletto di terra sulla Penisola. La nostra lingua acquisiva sfumature internazionali, il francese iniziava un processo di formalizzazione. 

Arrivo al dunque: innamorarsi versus tomber amoureux

Il francofono letteralmente cade amoroso, cade innamorato, ci si ritrova cambiati da un momento all'altro, come un ospite inatteso suona alla porta, apri e toh!, ecco lì l'innamorato che un attimo primo non lo era affatto. Non è questione di essere propensi a credere o non credere ai colpi di fulmini: il francese non concepisce altro che il colpo di fulmine. Je l'ai vu et je suis tombée amoureuse... bom. 
L'italiano inizia gradualmente con il sorprendersi, attende qualche tempo, si accorge che qualcosa sta cambiando, si sta innamorando. E allora via a tutto quel meraviglioso tran tran di farfalline dello stomaco, incontri che fanno stare in pensiero per giorni, manie di perfezioni e via dicendo.
Ma chi cade improvvisamente in amore, chi si ritrova già amante da un attimo a quello dopo, le proverà, tutte queste cose qui? Oppure il linguaggio, come spesso accade, ha modificato la sua visione del mondo per sempre e in profondità, fino alle viscere, sede delle famose farfalline?
Si troveranno mai due giovani amanti, un italiano, un francofono, al punto di incontro di due sentimenti connotati così diversamente, oppure il francofono (o -fona, pazienza) si dichiarerà il giorno dopo presentandosi con un anello, mentre l'italiana (o -no) ancora pensa alla poesia di un bacio rubato e una fuga adolescenziale da organizzare?


L'immagine è una foto che ho scattato al museo Magritte: 
nei disegnini il pittore si interroga sull'eterna lotta del rapporto tra parole e cose.

giovedì 29 novembre 2012 Leave a comment

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